BlogIl futuro della pubblicità non è creare annunci, è insegnare all’AI chi sei: la nuova funzione AI Brief e il nuovo paradigma di ricerca
BlogIl futuro della pubblicità non è creare annunci, è insegnare all’AI chi sei: la nuova funzione AI Brief e il nuovo paradigma di ricerca

Il futuro della pubblicità non è creare annunci, è insegnare all’AI chi sei: la nuova funzione AI Brief e il nuovo paradigma di ricerca

Per anni il marketing digitale è stato costruito attorno a un principio abbastanza semplice da spiegare: intercettare una domanda esistente. Le persone cercavano un prodotto o un servizio, Google restituiva una serie di risultati e le aziende si contendevano quello spazio attraverso SEO e pubblicità a pagamento.
Il lavoro, in questo contesto, era relativamente lineare. Si trattava di capire quali keyword intercettare, scrivere annunci efficaci, costruire landing page coerenti e ottimizzare le campagne per ottenere il miglior risultato possibile dal budget investito.
Oggi però stiamo assistendo a un cambiamento che rischia di essere molto più profondo di quanto sembri. Non perché Google stia introducendo nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale (ormai è una notizia quasi quotidiana) ma perché sta cambiando il modo stesso in cui avviene l’incontro tra domanda e offerta.

Dalle parole ai significati

Quando una persona utilizza ChatGPT, Gemini o le nuove esperienze di ricerca basate sull’AI, raramente si limita a cercare un prodotto. Piuttosto descrive una situazione, un problema, un’esigenza.
Non scrive “divano tre posti”, ma racconta di avere due figli, poco spazio in soggiorno e la necessità di trovare una soluzione resistente e comoda per la vita quotidiana.
La differenza può sembrare sottile, ma cambia completamente le regole del gioco.
Se prima Google doveva capire quali aziende si posizionavano per una parola chiave, oggi l’intelligenza artificiale deve capire quale azienda sia davvero in grado di rispondere a quel bisogno. E per farlo non può più fermarsi alle keyword: deve costruirsi una comprensione molto più ampia del business.

Cos’è AI Brief di Google?

È in questo scenario che si inseriscono strumenti come AI Brief. Si tratta di uno strumento basato su Gemini che permette di guidare le campagne pubblicitarie automatizzate e di fornire a Google le informazioni fondamentali sull’azienda, così che il sistema possa utilizzare questi dati per migliorare la gestione e l’ottimizzazione delle campagne basate sull’intelligenza artificiale.

Nel concreto, l’utilizzo di AI Brief si basa su un input guidato che aiuta il sistema a costruire una sorta di “mappa” del business. È disponibile a livello di impostazioni della campagna e, al momento, risulta attivo soprattutto nelle campagne con selezione AI Max, Performance Max e Demand Gen.

Tipicamente si lavora su elementi come:

  • descrizione dell’azienda e del posizionamento
  • categorie di prodotto o servizio
  • tipologie di clienti target
  • bisogni e problemi risolti
  • elementi distintivi rispetto ai competitor
  • messaggi chiave e value proposition

La procedura di inserimento viene “guidata” dalla piattaforma attraverso 3 macro-aree di linee guida:

  • Linee Guida sui messaggi
    dove si indica all’Ai cosa gli annunci devono o non devono dire.
  • Linee Guida per la corrispondenza
    si definiscono i confini per intercettare o evitare determinate ricerche degli utenti
  • Linee Guida sul pubblico
    si descrive con parole proprie il cliente target e le sue necessità in quella specifica fase d’acquisto

Queste informazioni non servono solo a generare annunci, ma a orientare i sistemi AI di Google nel momento in cui devono decidere quando e a chi mostrare un messaggio pubblicitario.
Nel complesso, rappresenta un segnale chiaro della direzione che sta prendendo la pubblicità: Google chiede sempre meno “keyword” e sempre più contesto. Non si tratta più soltanto di costruire annunci, ma di costruire comprensione.
In altre parole, non stiamo più dicendo a Google cosa vendiamo: stiamo iniziando a insegnargli come funziona la nostra azienda.

L’AI non cerca clienti. Cerca corrispondenze.

Per anni abbiamo insegnato alle aziende come parlare a Google. Oggi stiamo entrando in una fase diversa: dobbiamo aiutare Google a capire le aziende.
Quando riceve una richiesta, l’intelligenza artificiale non si limita a “cercare traffico”, ma analizza il contesto e prova a individuare la realtà più adatta a risolverlo.
A quel punto la differenza non la fa solo la campagna, ma la chiarezza con cui un’azienda riesce a raccontarsi.

Due imprese possono vendere lo stesso prodotto e investire lo stesso budget. Ma quella che ha reso più comprensibile il proprio posizionamento, i problemi che risolve, il tipo di cliente a cui si rivolge, le situazioni in cui è rilevante ad avere più probabilità di essere proposta nei contesti giusti. Non perché “spinge di più”, ma perché viene capita meglio.

Sapersi raccontare per essere trovati

Molte aziende lavorano ancora con un messaggio rigido: una descrizione definita una volta e poi replicata su tutti i canali.
Ma l’intelligenza artificiale non premia la rigidità. Premia la chiarezza, ma soprattutto la ricchezza informativa.
Più un’azienda riesce a raccontare le diverse situazioni in cui è rilevante, i diversi tipi di clienti che aiuta e i problemi specifici che risolve, più aumenta la possibilità che l’AI la associ al bisogno giusto. È qui che cambia il punto di vista: non basta più “posizionarsi”, bisogna rendersi leggibili. E per farlo le aziende devono iniziare a nutrire l’AI. Non come attività una tantum, ma come processo continuo. Contenuti, dati, feedback, campagne e comportamenti degli utenti diventano segnali che, nel tempo, rafforzano o ridefiniscono la comprensione del brand.

In un contesto in cui le AI stanno diventando sempre più spesso il filtro tra domanda e offerta, la visibilità non è più l’unico obiettivo, la vera differenza la farà la comprensione. E le aziende che sapranno insegnare meglio all’intelligenza artificiale chi sono, cosa fanno e per chi sono davvero la risposta giusta, avranno un vantaggio difficile da replicare.

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